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BRASILE - Agosto 2007

DESTINAZIONE BRASILE
Bemvindos: Benvenuti!Foto di ...

Questo saluto ci ha accompagnato sin dal nostro arrivo in Brasile, nella comunità delle suore di santa Teresa del bambin Gesù a Mauà, alla periferia di San Paolo, in una fredda serata di luglio (in questa zona del Brasile è inverno).
Benvenuti a 19 persone partite dalla Valtellina, dalle parrocchie di Morbegno, Regoledo e Sondrio, coinvolte nell’esperienza estiva diocesana, sotto la guida di don Fabio Fornera.
Benvenuta a suor Elisa, che per dodici anni è stata missionaria a Mauà e che è tornata, appositamente in Brasile, per accompagnarci in questa esperienza: incontrare la Missione!
Alla periferia di San Paolo, precisamente a Mauà, è presente, da più di quarant’anni, la Congregazione delle Suore di S. Teresa di Gesù Bambino di Imola.
Proprio questa comunità ha ospitato i giovani e gli adulti, provenienti dalla Valtellina, che dal 28 luglio al 18 agosto hanno vissuto in Brasile un’esperienza di vita e di missione.
Suor Elisa Sutti, missionaria per 12 anni a Mauà, ci ha accompagnato in questa che si è rivelata, soprattutto, un’esperienza di forte condivisione con le suore, i volontari e le persone incontrate.
La Congregazione, nella cittadina brasiliana ha una scuola materna con un centinaio di bambini e un ricovero che ospita una ventina di persone anziane;  in oltre si occupa della formazione degli adolescenti con attività extra scolastiche con lo scopo di togliere i bambini dalle strade. La comunità, oltre a sostenere alcuni progetti alimentari (distribuzione del latte, la cesta basica), promuove un continuo e attento discorso formativo. Le famiglie vengono sostenute dando loro il necessario, ma si cerca anche di fare un discorso educativo a largo raggio. Educare, per esempio le persone a spendere bene il proprio denaro, occuparsi della frequenza scolastica dei propri figli, prendersi cura della sicurezza della propria abitazione… 
La  comunità è in oltre impegnata, nelle pastorali della Parrocchia e in attività diocesane.
Tutto questo partendo dall’aspetto più importante: entrare in relazione con le persone instaurando rapporti di amicizia e di fiducia, in un continuo accogliere e donare l’Amore di Cristo.
Sin dalla nostra preparazione (iniziata a gennaio) si era intuito, dagli incontri con la religiosa e altri missionari che hanno lavorato in Brasile, che andare in missione  significa, soprattutto, andare a nome della Chiesa, di una o più comunità (in questo caso Morbegno, Regoledo, Sondrio) per farsi dono reciproco. E quello che abbiamo visto nella comunità di Mauà è stato questo: il servizio ai più piccoli e ai più bisognosi come espressione dell’Amore di Dio.
In questo panorama abbiamo cercato di incontrare e vivere la missione.
Incontrarla, innanzitutto,  nei momenti di preghiera con la comunità delle suore, con il confronto quotidiano con la Parola di Dio, da vivere, e condividere con gli altri;  nei servizi a cui eravamo assegnati (pulizia, cucina, manutenzione, con i bambini, le anziane ospiti del ricovero…); nella relazione tra noi, con i  volontari della comunità, con  i poveri che ci hanno aperto le loro case.
L’aspetto più interessante e arricchente è stato proprio lo stare con le persone. Superata l’iniziale difficoltà nella comunicazione verbale (noi italiani , però, siamo proprio dei geni: la gestualità ci salva sempre..), è nata subito una certa famigliarità con le persone. Ogni incontro. . .  una festa, una sorpresa, un dono.
E in questa continua e, a volte, faticosa relazione con l’altro abbiamo scoperto che Missione non è solo “andare e fare”, ma è “mettersi accanto” per camminare insieme in un dare e ricevere reciproco, per scambiarsi le cose belle, ma anche le fatiche . . . .
E anche nella sofferenza, scopri che il povero ha una capacità disarmante di affidarsi, di essere generoso, di dare tutto il poco che ha . . . di ringraziare e benedire Dio.
Bello vedere che  “il viaggio in missione apre lo sguardo alla vastità del mondo, e  che non è terra di conquista, ma casa di tutti. Da esploratori si diventa pellegrini….”
Tornati a casa, nelle nostre famiglie e comunità, ora si tratterà di dare un nome a tutto ciò che abbiamo vissuto, capire se il Brasile può rappresentare, per noi, qualcosa di più che una semplice e bella esperienza estiva, e ,soprattutto,  scoprire se desideriamo veramente che il  Vangelo di Cristo sia la strada su cui far camminare la nostra vita…
 
 

PENSIERI

 

 

 

“Ciò che porto via dal Brasile….,” dice Davide, “è aver visto come queste persone siano capaci di amare gratis e di condividere quel poco che hanno, senza aspettarsi il tornaconto”

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Francesca: “Da queste persone ho ricevuto un grande esempio di fede, negli altri e in Dio. E poi, riescono sempre a fare festa con l’altra persona . . .”

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“Io ho scoperto quanto sia importante l’attenzione alle persone, a come poter amare quella singola persona… adesso”, aggiunge Laura.

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Patrizia, sottolinea: “Da questa esperienza porto via il modo bello con cui mi hanno accolta e si sono presi cura di me. Ho vissuto la missione in modo più passivo che attivo. . .  forse è adesso che comincia!”

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“Non è facile spigare cosa mi sono portato a casa dal Brasile, si può dire piuttosto che una parte di me è rimasta là, con le persone che mi hanno accolto e con cui ho vissuto per tre settimane. Queste persone mi hanno insegnato cosa vuol dire veramente donarsi agli altri, anche con i piccoli gesti di ogni giorno. Da loro ho imparato a vivere nella semplicità, senza molti di quegli oggetti di cui pensavo di non riuscire a fare a meno, ma soprattutto a dare il meglio di me stesso in ogni singolo momento della giornata. Anch’io però come tutti qualcosa mi sono portato a casa, in particolare la gioia per aver conosciuto una bambina adottata qualche anno fa dai miei genitori.” Paolo

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Accoglienza: di sicuro è la cosa che mi ha colpito di più sin dall’inizio.Quelle persone ci aspettavano, si sono preparate per accoglierci al meglio, e ci volevano già bene (i cartoncini con i nomi sui letti..).
Pazienza: capire che non bisogna aver fretta, non si capisce tutto subito e non ci si fa capire da subito. Ci vuole l’umiltà per saper aspettare che le cose maturino.
Volontà: ci vuole impegno per voler bene! Non basta dirlo, a parole o a gesti, non basta sentirlo...bello questo ma...è con i gesti che si vuole bene! La difficoltà di fare e di pensare piccoli gesti che vogliono bene, l’impegno di pensare sempre all’altro, ai suoi bisogni e non a ciò che mi può dare!
Quotidianità: la missione non è un’esperienza di poche settimane...la missione è la vita. La vita di ogni giorno, è fare bene ciò che devo e voglio fare...cucinare..pulire...pitturare...non importa il cosa ma il come, fare piccole cose ma farle bene. Servire pensando a quanto è utile ciò che faccio ma soprattutto servire per il gusto di farlo..
Perdere tempo: missione è anche “perdere tempo” con le persone, che poi è l’unico tempo che non è perso! Ascoltare ma soprattutto raccontarsi...e non è per niente facile! Ti chiedi continuamente cosa puoi avere tu da dire a queste persone, che vivono il vangelo sulla loro pelle...non come te...
Buttarsi: come in tutte le cose tutto si chiarisce e trova senso quando ti ci butti in mezzo! Fin che guardi una realtà dal fuori, con l’occhio del turista, di quello che se ne andrà fra -20..-19..-18 giorni, non ci capisci niente! Bisogna buttarsi dentro la vita del posto, essere li come se dovessi starci per sempre, non contare i giorni e i minuti! E allora si che cominci a comprendere..non solo a capire! E tutte le domande che ti vengono perdono senso oppure trovano risposta nella vita quotidiana.
Potrei andare avanti ancora un bel po’...mi vengono molte altre parole per descrivere il brasile e la missione, ma la verità è che secondo me ce n’è una che le riassume tutte: AMARE. Come ci aveva detto suor Elisa, la missione è amare tutti, amare sempre, amare di più...e amare nelle piccole cose.
E noi questo lo abbiamo gustato, sicuramente da parte degli altri che ci hanno fatto tanti regali giorno dopo giorno, ma forse possiamo anche portarci a casa un poco di questo stile di amare.  Paola

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“Cosa mi sono portato a casa?
Al centro di questa esperienza, per me c’è stato sicuramente l’incontro con molte persone, che siamo andati a trovare, che abbiamo incontrato per caso o che sono venute a cercare noi.
Tra i molti aspetti, quello che più mi ha toccato è stato conoscere la generosità di molte di queste persone incontrate. Alcune benestanti, altre molto povere, tanti costretti a vivere situazioni molto difficili, ma in grado di reagire alle difficoltà e soprattutto capaci di donarsi con grande disponibilità, nell’attenzione e nell’aiuto concreto ai vicini più bisognosi, nel servizio in parrocchia, nelle comunità, nella missione delle suore, nell’accoglienza verso noi stranieri.
I molti gesti di generosità e solidarietà sono tra i ricordi che più mi sono rimasti, spesso tornano in mente davanti a un bisogno o a qualche piccolo ostacolo, e forse indicano la direzione per migliorare qualcosa nella nostra vita.” Andrea

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“Il mio Brasile è gratuità: la semplicità e l’essenzialità nelle piccole cose, la disponibilità nell’andare verso l’altro e soprattutto l’attenzione e la cura. Questo è quello che sento ancora vivo dentro di me, perché in quei giorni ho sentito che qualcuno ha camminato al mio fianco non lasciandomi mai sola; mi sono sentita veramente amata. Un amore straordinario proprio perché gratuito. Questo è il mio grande tesoro, da tenere bello stretto perché ho capito che, assorbita dalla routine della vita quotidiana, rischio di perdere quanto di più bello qui ho scoperto: la gioia nella relazione con l’altro.” Donatella

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“I momenti, gli incontri e i gesti “assaggiati e gustati” in Brasile quest’estate, sono così tanti che faccio davvero fatica a capire da che “parte partire” per raccontarvi qualcosa.
Ma ci proverò lo stesso …
Sono partita con il desiderio che quest’esperienza potesse “dirmi” qualcosa e vi assicuro che quei giorni, ricchi e arricchenti, hanno lasciato il segno!
Ho incontrato gente trasparente. Capace di abbracciare, sorridere, piangere e raccontarsi. Nella verità e con libertà. Senza troppe maschere.
Ho incontrato una Chiesa viva! Capace di farti sentire dentro anche se sei fuori. Dove è possibile sentirsi parte di un’unica grande famiglia che cerca di camminare nel Suo Nome.
E poi ho incontrato una comunità di suore. Capace di accogliere nella semplicità con grande disponibilità e attenzione, facendoti sentire come a casa.
Insomma: tanti incontri che portano all’Incontro (con la I maiuscola) … anche quando, magari, non ne vuoi sapere.
Al mio rientro in Italia, c’è chi mi ha lanciato questa frecciatina: “è impossibile che queste esperienze ti possano cambiare”. Beh, … provare per credere!
Ultima cosa, ma non perché meno importante delle altre, … un grazie di cuore a chi “qua e là” ci ha accompagnato e sostenuto, con pazienza, fatica e amore. Un abbraccio” Michi

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Mettiamo che scrivendo una mail dal Brasile, qualcuno dall’altro capo di internet non capisca bene perché in missione “si stia bene”, perché non si inviti subito a tavola a mangiare con te il primo povero che bussa alla porta, perché continui a raccontare di feste e pranzi succulenti e che è meglio non esagerare. Ecco lo stralcio da una risposta di Laura ai suoi corrispondenti a Sondrio, durante l’esperienza!
“Bondia! Sono ancora Laura, Ovviamente non potete capire perchè in missione si sta così bene, perchè non si può portare da mangiare così ai poveri, ma con le procedure dei progetti condivisi in comunità, sostenibili con tutti  e nel tempo. E' un sistema per niente facile come si potrebbe immaginare, abbiamo fatto anche noi fatica a capirlo da qui figuriamoci voi… E' assolutamente diseducativo arrivare con un camion di roba nelle favelas o dare da mangiare le cose avanzate.. Per valorizzare la persona ci vogliono ben altri stimoli... Capite cosa vuol dire che non si può spiegare scrivendolo? Stiamo parlando di ore e ore di discussioni per capirci qualcosa, le suore conoscono la realtà di qui da quando sono nate e uno dei nostri 'lavori' è proprio fidarci di loro e non avere la presunzione di essere indispenzabili.. anzi!
Per quanto riguarda le feste qui è una questione di cultura.. non accettare l'invito della nostra cuoca , come quello di chiunque, o un dono anche da chi è molto più povero, è proprio maleducazione, e ballare e ridere con chi ti è accanto è il regalo e l'apprezzamento più bello che puoi fare. Paradossalmente, diremmo noi, la mancanza delle cose non li fa perdere di dignità, coraggio, speranza, non li abbatte, e non è il possesso che rende felici. Sono loro i maestri di vita, non noi. Un padre che studia e lavora insieme, la vicina che in casa ha solo un uovo e te lo offre, non sono storie strappalacrime ma un vero e proprio stile di vita sconosciuto nella nostra Italia. Se in linea di massima in Italia stiamo tutti bene eppure quello vestito meglio squadra ed evita il vestito peggio, e chi è meno benestante guarda con invidia e umiliazione il 'riccone', qui per logica, dove veramente ci sono queste spaccature e differenze sociali, questi meccanismi dovrebbero essere quadruplicati... E INVECE SI ANNULLANO!! Capite come ci si sente incapaci di questa autenticita' con davanti questi modelli VERI? Allora ci si potrebbe chiedere se i veri missionari siamo noi o loro… Per arrivare al punto di capire il vero senso di una frase che purtroppo sta diventando retorica: siamo tutti fratelli.
L'accoglienza e la cura verso il vicino, il lontano, il parente ed il perfetto sconosciuto è praticamente una legge!! E la confidenza gratuita non è riservata, quando sì e quando no, al migliore amico, ma è abbondante ed è per tutti, sia che i racconti siano di disagi o di cose belle. Spero che un po' di più abbiate colto e che quindi vi fidiate che è meglio avere pazienza per sapere di più. Laura

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I Partecipanti all'esperienza

 

 don Fabio, suor Elisa, Ilde, Oreste, Barbara, Michela, Donatella, Paola, Patrizia, Laura, Pia, Francesca, Ilaria, Ornella, Jessica, Paolo. Davide, Andrea

 

 

Galleria Fotografica

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Guarda le immagini che colgono vari momenti dell'esperinza.

 

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