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La Missione Diocesana in Camerun

Fidei donum in Camerun,
protagonisti nel miracolo di una Chiesa che nasce

La diocesi di Como vive la propria dimensione missionaria, oltre che attraverso i più di trecento missionari e missionarie sparsi nel mondo intero e nativi delle nostre parrocchie, anche grazie alla missione “fidei donum” in Camerun, nella diocesi di Maroua-Mokolo.

“Fidei donum”, lo sappiamo, significa “dono della fede”, ed è anche il titolo dell’enciclica con cui, cinquant’anni fa, veniva ufficialmente istituita la possibilità per i preti diocesani di vivere un periodo in missione, al servizio di una Chiesa sorella di un’altra nazione.

Dal 1989 i nostri fidei donum sono presenti al nord del Camerun. Inizialmente furono don Felice Cantoni, ora parroco a Tavernola, e don Donato Giacomelli, attualmente parroco a San Pietro Berbenno, ad avviare l’esperienza, trasferendosi dal sud della medesima nazione, dopo una pluriennale esperienza a Bimengué. La parrocchia di Sir, che fu loro assegnata dal Vescovo di Maroua era situata in una zona rurale, al confine con la Nigeria, e abitata dall’etnia dei “kapsiki”, comprendente circa 45.000 persone.

Successivamente don Felice e don Donato furono avvicendati da don Giusto, don Angelo e don Andrea, che sono ad oggi i tre preti fidei donum che la nostra diocesi dona temporaneamente alla diocesi di Maroua-Mokolo. Essi hanno in cura le parrocchie di Mogodé (don Angelo e don Andrea) e di Mokolo-Mboua (don Giusto). La prima, smembrata da Sir, vede la presenza quasi totale di kapsiki. La seconda si trova invece in una zona più cittadina ed è abitata da più etnie differenti.

Tutto ciò lascia intravedere una delle difficoltà maggiori che i nostri missionari devono affrontare, cioè la lingua locale, o meglio, le lingue locali. Infatti, pur essendo il francese la lingua ufficiale al nord del Camerun, questo non è inteso e parlato dalla maggioranza della popolazione, soprattutto fuori dai grossi centri abitati. E le lingue delle etnie locali, oltre ad essere diverse fra loro, sono anche particolarmente difficili da apprendere.

Anche sotto il profilo religioso, convivono presenze differenti: i cristiani cattolici sono circa il 15 %, altrettanti i cristiani appartenenti alle Chiese evangeliche, più del 20 % i musulmani, e i rimanenti praticano le religioni tradizionali africane. Le diverse appartenenze non sono però fonte di tensioni o di conflitti rilevanti.

L’ambiente naturale, reso particolarmente suggestivo dai caratteristici picchi vulcanici dei kapsiki, vede l’alternarsi di due sole stagioni: quella delle piogge e quella secca. La gente vive soprattutto coltivando il miglio, il granturco, la patata dolce, il cotone e le arachidi, e allevando bestiame. Si tratta, come è facile immaginare, di una agricoltura di autosussistenza, ma che, a meno di scarsità d’acqua, permette una vita dignitosa. Purtroppo l’avanzare della desertificazione sta però cominciando a farsi sentire.

L’attività dei missionari è volta soprattutto a seguire le “piccole comunità viventi” (CEV), veri e propri centri di condivisione della fede e della vita, in cui sono suddivise le parrocchie. Molte energie vengono spese nel portare avanti il cammino di catecumenato per chi intende diventare cristiano: il battesimo infatti non è dato ai bambini, ma a chi, da giovane o adulto, chiede di entrare a far parte della Chiesa. La preparazione dura almeno quattro anni, e al termine è la comunità stessa che esprime il proprio parere sulla serietà con cui il candidato ha portato avanti il suo impegno.

La Chiesa è impegnata inoltre negli svariati settori riguardanti la promozione umana: dall’educazione scolastica, alla assistenza sanitaria; dal lavoro con i carcerati alle attività di microcredito; dalla realizzazione dei pozzi per l’acqua ai corsi di formazione agricola; dalla lotta per la giustizia e contro la corruzione, alla promozione della donna...

Quella di Maroua-Mokolo è una giovane Chiesa: i primi missionari sono giunti solo una cinquantina di anni fa. I problemi e le contraddizioni, a livello ecclesiale come a livello sociale, certo non mancano. Ma, come ha osservato recentemente qualcuno, l’essere missionario in quel luogo, fra quella gente, ti permette di assistere ad un evento unico: il miracolo della nascita di una Chiesa, il suo muovere i primi passi, incerti ma carichi di fiducia e speranza.

 

Le lettere che ci arrivano dai nostri missionari

Nella nostra Missione diocesana in Cameroun lavorano in questi anni tre sacerdoti Fidei Donum: don Giusto Della Valle, don Angelo Mazzucchi e don Andrea Cusini.
Le lettere che ci scrivono insieme vengono qui riportate (e si possono sempre ricercare nella sezione "Missionari\Lettere" come lettere inviate da "MISSIONE DIOCESANA DI MOGODÉ-MOKOLO").
Le lettere scritte singolarmente da ciascuno di loro, rientrano invece nella pagina del singolo Missionario.

Tutte le lettere che abbiamo ricevuto da don Giusto, don Angelo e don Andrea  »

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