Centro Missionario Como - Home Page

CAMEROUN 2013

CERCHI UN SORRISO!

di Giulia Bruni


"Cerchi un sorriso negli occhi degli uomini, sogni avventure che il tempo porta con sè. Danzi da sempre la gioia di vivere, hai conosciuto l'uomo che ti ha parlato di un tesoro." C'è una canzone che amo molto che si intitola "Dove vita è davvero": mi sono chiesta se parlasse anche un po' d'Africa, se parlasse di noi undici italiani in Camerun, se parlasse di quei diciotto giorni che abbiamo vissuto dall'altra parte del mondo. Forse le parole che ho riportato sopra possono aiutarmi a raccontarvi la nostra Africa.
Abbiamo volato per ore e ore facendo tappa nel bellissimo aeroporto di Addis Abeba in Etiopia e in quello decisamente meno bello di N'djamena in Ciad, dove abbiamo rischiato di perdere una macchina fotografica, di non poter attraversare la frontiera per andare in Camerun e di dover abbandonare qualche valigia. Alla fine ne siamo usciti provati, ma vivi e pronti per il viaggio che ci attendeva. Il grande Adamà e il suo pulmino ci accompagnano attraverso il ponte che collega Ciad e Camerun, ricordandoci di non fare assolutamente foto perchè altrimenti "si va diretti in prigione". Per il resto del viaggio (solo dodici ore di stupende "autostrade" africane!) siamo in compagnia di due BIR, i militari che da Febbraio, dopo il rapimento della famiglia francese nel parco di Waza, scortano gli stranieri. All'alba delle due di notte arriviamo a Maroua, dove ci attende intrepido le père Alessandro! E via... con la prima notte africana, la prima zanzariera, la prima puntura d'insetto, il primo risveglio, la prima colazione con il latte in polvere.
Abbiamo visitato le tre parrocchie della diocesi di Maroua-Mokolo: Mokolo, Rhumzu e Mogodè. Siamo partiti un po' alla ricerca dei sorrisi negli occhi degli uomini di cui parla la canzone: abbiamo incontrato tanti volti, stretto la mano a tante persone e abbiamo visto la gioia, la voglia di vivere nonostante la povertà. Percorrendo le strade dei villaggi abbiamo incontrato genitori che si impegnano per le attività parrocchiali, ragazzi che cercano, proprio come noi, il proprio posto nel mondo. Abbiamo gustato la bellezza del sorriso di chi non ha niente e fa di tutto per permettere ai propri figli di frequentare la scuola.
Una vera avventura! Avventura è una parola proprio adatta a descrivere il nostro viaggio africano perchè racchiude in sè la bellezza, la difficoltà, l'accettazione, lo stupore, l'insicurezza, l'indecisione, il timore. Ci sono stati momenti in cui ci siamo sentiti al posto giusto e avremmo voluto che la giornata durasse di più. Ci sono stati momenti che ci hanno letteralmente lasciato a bocca aperta. Abbiamo conosciuto le tradizioni del posto rimanendo a metà tra meraviglia e accettazione di queste ultime. A volte avremmo anche voluto tornare a casa... Ci siamo accorti della nostra estrema debolezza, di quanto siamo davvero indifesi rispetto al popolo che abbiamo incontrato, di come possa buttarci a terra un sorso di acqua sporca o di bill bill (la birra di miglio locale). Abbiamo camminato fino in Nigeria, conosciuto il capo villaggio di Mogodè, incontrato il lamidò e la sua sedia di zanne di elefante, invaso la casa dell'indovino che legge il futuro nei granchi e gioito sotto un bellissimo cielo africano che ci ha regalato tanti desideri da esprimere.
Abbiamo danzato fino a crollare dalla stanchezza con giovani camerunensi instancabili che sarebbero stati svegli tutta la notte per ballare con gli italiani, abbiamo danzato a piedi nudi sotto la pioggia, sudatissimi e felicissimi.
La gioia di vivere sì, l'abbiamo davvero assaporata in quel pezzettino d'Africa che ci ha raccontato tante avventure che il tempo della nostra vita porterà con sè. Forse pensavamo di fare; abbiamo visto. Forse pensavamo di cambiare; siamo stati cambiati. Pensavamo di portare e abbiamo portato via. Pensavamo di amare e siamo stati amati. Pensavamo di donare e abbiamo ricevuto.
E soprattutto pensavamo di tornare e invece siamo rimasti. Con il cuore, con la testa, con gli occhi.

C’EST ÇA… LE CAMEROUN

di Luca Sanavia


Il primo approccio con l’Africa è forte, difficile da descrivere… il traffico intenso, soprattutto di moto, e due farfalle enormi che si rincorrono; profumo di spezie che viene coperto dal forte odore di benzina e smog; cartelloni pubblicitari di ogni tipo e insegne che sponsorizzano la festa per la fine del Ramadan; cellulari e scodelle di metallo per raccogliere qualche soldo dai passanti; motociclette e carretti di legno; una natura incontrastata e divampante che si scontra con cumuli di spazzatura ai bordi delle strade… È tutto un mondo in evoluzione, fatto di opposti e di contraddizioni. Anche le persone che si osservano dal pulmino in corsa sembrano “indaffarate a fare niente”: alcune si muovono in fretta ma dando l’impressione di non andare da nessuna parte in particolare, altre sdraiate sotto gli alberi o ai lati delle strade sembrano intente a far qualcosa di importante… e in alto un cielo immenso, che non è mai stato così vasto, ricopre tutto e tutti perdendosi all’orizzonte…
Il nostro gruppo è composto da dieci giovani provenienti da diverse parrocchie della Diocesi di Como, accompagnati da don Pietro e guidati da Alda e Brunetta, collaboratrici nella Parrocchia di St. Jacques a Mokolo, don Corrado, parroco a Rhumzu, don Alessandro, parroco a Mogodé, e Laura, che insegna nel liceo di Mogodé e si occupa dei bambini e dei ragazzi della parrocchia. Scopo di questo viaggio non è il volontariato, l’azione, ma semplicemente la CONOSCENZA della vita in missione, l’INCONTRO, il tendere la mano non per aiutare ma per CONOSCERE persone, la loro cultura, uno stile di vita diverso, un’altra realtà sociale e comunitaria. Nonostante la fatica fisica, è grande la gioia di mettersi in ascolto, di stringere tante mani, di presentarsi di fronte a molte facce sorprese. Diversi sono i volti, gli sguardi, i gesti che rimangono nella mente, perché dove non c’è nient’altro che l’essenziale per vivere, ti rendi conto che le persone che hai accanto o che hai la fortuna di conoscere sono una vera e propria ricchezza. Questa stessa gioia nell’incontrare il prossimo si esprime ed è evidente anche nell’esperienza di fede. La Chiesa africana è “giovane” rispetto alla nostra, è nata solo da cinquant’anni, e come tutti i giovani è piena di entusiasmo, di gioia, di speranza. I canti, le preghiere, la preparazione e la grande partecipazione alle Messe,… in tutto questo si percepiscono una passione, una dedizione, una forza tali da riuscire a ravvivare il fuoco della fede e a far ritrovare quel centro della vita cristiana, l’incontro con il Signore, che spesso noi perdiamo di vista. Perché? Perché se non hai nulla di cui vivere, se “muori di fame”, puoi avere “fame e sete di Dio”, ma se hai tutto e sei sommerso da impegni, passioni, svaghi, desideri materiali,… sei già pieno e la spiritualità e la preghiera sembrano inutili, una perdita di tempo. Ma dove sta la vera felicità, la pace? Nella nostra ricchezza materiale oppure in una continua ricerca interiore, in un’esperienza quotidiana di incontro con Dio, in una vita semplice basata sulla condivisione, sulla Fede, sull’Amore che ci è stato insegnato?
I giovani delle varie parrocchie, i carcerati di Mokolo, il vescovo Philippe, Pascaline ed Emmanuel, direttori delle scuole per sordomuti e ciechi, il diacono permanente Bernard, il catechista Basile, e molti altri, sono tutti esempi di come una fede forte e un grande amore per la vita possano permettere di fare grandi cose per sé e per chi al nostro fianco è nel bisogno. Ognuno di loro è protagonista di una storia fantastica ma Vera, ognuno di loro ha fatto fruttare la propria ricchezza interiore in modo diverso, ma sempre perseguendo il bene dei propri fratelli, ricevendo in cambio quella pace e quella felicità che spesso noi non vediamo, perché invisibili agli occhi, perché prerogative del cuore …
Consiglio a tutti un’esperienza di questo tipo, per conoscere un mondo e riscoprire un po’ di se stessi; ringrazio il Centro Missionario Diocesano che ha organizzato il viaggio, i missionari che ci hanno accompagnato e il gruppo che ha reso tutto ancora più bello.
Un cielo immenso come mai che abbraccia la terra e fa volare l’anima; un bimbo con un paio di grandi occhi neri che scrutano nel profondo e domandano “Dove vita è davvero?”; trovare la più vera e grande gioia nelle piccole cose; la docilità e la discrezione con cui i missionari portano a un popolo il Vangelo, senza che vengano distrutte la cultura e le tradizioni locali, ma integrandole e arricchendole; un tempo scandito non dalle lancette dell’orologio ma dagli incontri e dalle relazioni; una fede grande e tanta voglia di incontrare Gesù; la povertà materiale e la ricchezza spirituale,… tutto questo è il Camerun che mi porto dentro … C’est ça, le Cameroun!!!

COSA HAI PORTATO A CASA?

Cosa hai portato a casa da questo viaggio? Questa domanda mi ha “costretto” a fermare la mia giornata, mettere un momento in standby le mie attività per riprendere e rivivere l'estate.
Subito un’emozione forte mi avvolge, un sorriso affiora sulla mia faccia, un brivido percorre la mia schiena, una lacrima compare sulla mia guancia...
Sono partito leggero, senza grandi aspettative; sono tornato con un grande bagaglio di esperienze, persone, testimonianze, insegnamenti... Insegnamenti molto vari tra di loro...uno su tutti è riassumibile del proverbio africano “voi occidentali avete l’orologio noi abbiamo il tempo...”
Si considera il tempo come denaro, si fatica a trovare del tempo da donare agli altri o da condividere con i propri cari .
Ho potuto vedere e gustare un concetto molto diverso di tempo, vissuto alla giornata. Pochi programmi ma molta disponibilità verso i prossimo... insomma una vita semplice, goduta verticalmente nel presente, senza fretta. – Oscar

Con questo viaggio nella vita quotidiana di un altro Paese capisci cosa serve veramente per vivere, capisci cos'è essenziale sia per la carne sia per lo spirito. Ti rendi conto di quante cose noi abbiamo e vogliamo, di cui potremmo tranquillamente fare a meno. Come ripeteva spesso Don Corrado "qui non c'è miseria, ma povertà". Le persone che muoiono di fame sono poche, ma sono poche anche quelle che hanno una vita agiata, o almeno per i nostri parametri. Sono tornato a casa con la consapevolezza delle fortune che abbiamo e con l'obiettivo di apprezzare di più le piccole cose. – Lorenzo

Cosa ho portato a casa?? La prima risposta che mi verrebbe in mente alla domanda è: “Mi sono portato a casa una bella infezione intestinale?!”. Ma se fosse solo questo allora non sarebbe cambiato niente, sarebbe tutto uguale a prima, starei qui a dare importanza ancora a cose superflue o non indispensabili. Invece l’Africa, fortunatamente, riesce a entrarti nel profondo e a farti aprire gli occhi sulle cose veramente importanti nella vita.
Le strette di mano e i grandi saluti da persone mai viste, colori che ti invadono ovunque volgi lo sguardo, sorrisi di bambini che con le loro grida ti inseguono, inviti, feste, grande devozione, la curiosità del diverso e non la paura… Vieni travolto da tutto questo e neanche te ne accorgi, fin quando, tornado a casa, viene tutto meno e a quel punto noti che forse la povertà non è dettata solo dalle cose materiali. – Mattia

Che cosa mi porto a casa… Non vorrei scandalizzare nessun lettore ma dall’Africa porto a casa una gran voglia di casa, di casa mia. Questo non significa che abbia vissuto male l’esperienza, ma che riconosco serenamente di appartenere ad un luogo ben preciso. Non si tratta di un giudizio di valore che mi fa porre la realtà africana e quella italiana sui piatti di una bilancia, ma della sensazione che hanno radice in me alcune realtà che pensavo esser solo fuori di me: la via di casa, la tavola familiare, l’asfalto della strada, l’orologio, lo sguardo di chi mi vuole bene… solo per fare alcuni esempi.
Ricevo una domanda in particolare, già condivisa con chi era con me: dov’è vita, davvero? Ricevo una conferma in particolare, mai condivisa con alcuno: il tempo è dono per me e per l’incontro con l’altro. – Nicola

Difficile poter riassumere tutte le emozioni, i dubbi, le paure che ci siamo portati in Italia dopo un viaggio di diciotto giorni nella terra d’Africa. Partivo con la paura di poter ritornare in qualche modo cambiata da un’esperienza così forte: venire a contatto con una realtà opposta alla tua, abbandonando tutti i comfort e tecnologie per poter riscoprire la favolosa arte del dialogo con l’altro. Ora, ripensando a quei giorni, dico di aver portato con me gli sguardi, la gioia nel partecipare alla messa, la grande fede che ci hanno dimostrato, l’ospitalità, il vivere con l’essenziale e avere comunque sorrisi da donare. Pensavo di tornare cambiata, in un certo senso è così, ma con una gioia grande nel cuore e tanta, tantissima voglia di raccontare quel pezzettino d’Africa che abbiamo potuto assaporare. - Camilla

 

 


 

contattaci | newsletter | versione stampabile | area riservata | credits
Vai al sito ufficiale della Diocesi di Como
Centro Missionario Diocesano COMO