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Don Giusto e don Andrea ci raccontano!

Luglio 2007 - Sono a casa in questi mesi per un po’ di vacanza don Giusto Della Valle e don Andrea Cusini, missionari fidei donum della nostra diocesi in Cameroun. Li abbiamo intervistati.

 

Istantanee dalla Missione diocesana in Cameroun “Il Piano Pastorale 2007 della diocesi di Maroua ha il suo centro nelle Comunità Ecclesiali di Base”.
È così che si apre l’intervista. Un’intervista a due voci che ci aiuta ad aggiornarci, ma anche a riflettere... che ci dà forse lo spunto per un lavoro anche nelle nostre parrocchie e nelle nostre comunità… proprio nell’ottica dello scambio tra Chiese sorelle.

In che modo si declina il Piano Pastorale della diocesi di Maroua?
    Il lavoro che il vescovo ha proposto in quest’anno pastorale è un cammino in cui le Comunità Ecclesiali di Base siano al centro. Il titolo è “Giovani e Adulti delle Comunità Ecclesiali di Base Dialoghiamo per progredire” e contiene tanti spunti. Primo fra tutti appunto la centralità delle Comunità Ecclesiali di Base, scelta prioritaria per la Chiesa d’Africa: si vuole riprendere e rinvigorire le comunità sparse nella diocesi perché diventino sempre più a misura umana. È per questo che se ne creano nuove piccole (massimo 20-30 persone) e si dividono quelle che già esistono e che sono troppo grosse. L’obiettivo primo è quello di organizzare, di creare dei servizi all’interno, un efficiente gruppo di catechisti, di responsabili di comunità che attivino attenzione e cura verso i servizi sul quartiere o sul villaggio, che si occupino dei problemi più impellenti quali quelli di acqua, sanità, orfani, animazione agricola. Poi è importante l’idea del Progresso: la comunità non è fine a sé stessa ma serve per creare benessere nel luogo in cui vive, benessere economico, è vero, ma anche benessere umano e sociale. Da ultimo è importantissima l’insistenza sulla necessità di dialogo tra i Giovani e gli Adulti. Forte infatti è la difficoltà delle comunità di integrare i giovani. Il dialogo tra i giovani è gli adulti diventa così forma di progresso.
E concretamente su quali attività sta lavorando la diocesi?
    Prima di tutto si punta molto sulla formazione: i responsabili scelti per ogni comunità stanno seguendo delle sessioni di formazione zonali o parrocchiali di alcuni giorni o addirittura di settimane. Inoltre si sta tentando di sollecitare lo scambio e il dialogo organizzando, per esempio, al termine delle messe domenicali degli incontri, guidati dai responsabili e animatori di settore, e si sta vedendo una buona risposta e disponibilità. Altra scelta del vescovo è stata per quest’anno l’aumento della decima. Da 1500 franchi a 2500 franchi camerunesi. Ora bisogna vedere come rispondono le parrocchie, alcune non sembrano aver preso bene il provvedimento, che va nell’ottica della responsabilità di prendere in carico la vita della parrocchia. Altra grande priorità per il vescovo è quella dei giovani e del loro futuro. Insiste molto sul progresso economico della zona e sull’offrire sempre maggiori prospettive ai giovani, sul permettere loro di creare piccole imprese.
Ma effettivamente quali prospettive ci sono per i giovani nel Nord del Cameroun?
    L’insistenza del vescovo è giusta e necessaria. Sempre più giovani hanno la possibilità di formarsi a una professione che permetta loro di avviare anche una piccola attività. Tanti giovani ormai vanno nei collegi, tanti vanno nel centro di Mouda, la scuola di formazione professionale, e anche a Mokolo, la nuova succursale di Mouda, hanno ormai frequentato i corsi avviati 150 ragazzi. La diocesi ha consegnato al presidente della Repubblica uno studio sulle politiche giovanili. È stato valutato interessante, ma nulla si è mosso. Intanto il presidente ha avviato i lavori per una sua nuova residenza e pare che si stiano spendendo 4 miliardi di franchi camerunesi. Non ci sono politiche efficaci per offrire nuovi impieghi, forse qualcosa nel settore statale dei maestri o degli infermieri. L’industria è ferma, il commercio non si avvia… si comprano solo prodotti cinesi.
Istantanee dalla Missione diocesana in Cameroun E su quali attività si stanno concentrando le parrocchie di Mokolo e Mogodé?
    Le parrocchie stanno lavorando nella direzione indicata dalla diocesi. La scuola di formazione professionale di Mokolo, che è una “succursale” della scuola diocesana di Mouda, ha avuto ormai una 150 tra ragazzi e ragazze in formazione per piccoli mestieri di artigianato. Non puntiamo su tecnologie avanzate ma sull’essenzialità di piccole attività che possono facilitare i giovani ad avere un lavoro o a integrare le entrate dei campi. Inoltre puntiamo molto sulla formazione umana e cristiana, sull’educazione ai diritti e ai doveri del cittadino, sulla formazione all’amore e al matrimonio.
    Anche per i ragazzi che frequentano i licei stiamo cercando di rendere più attiva l’aumonerie (ndr. il centro diurno). Vorremmo per esempio ampliare la sala informatica per permettere l’avvio di corsi di computer per un maggior numero di ragazzi.
    Sempre in risposta a una proposta della diocesi di Maroua stiamo monitorando il territorio per un progetto di aiuto ai bambini e ai giovani portatori di handicap. Per quanto riguarda i ragazzi sordomuti già da quest’anno si è avviata la scuola a Mokolo per 30 alunni. I maestri vengono dal centro di Mouda, di cui la scuola risulta una sorta di distaccamento riconosciuto dallo stato, e sono presi in carico dalla diocesi. Ma si è comunque avviato un censimento in tutte le parrocchie per verificare quanti ancora ci sono sul territorio. Così come è stato avviato un censimento per gli altri handicap. La situazione è preoccupante: ci sono tanti bambini e ragazzi che hanno problemi fisici, che avrebbero bisogno di protesi o di supporti specifici, ma allarmante è la quantità di bambini epilettici. Solo nella zona ad esempio della diga di Mokolo ne sono stati censiti circa 250. Questo censimento, gestito da infermieri del servizio di sanità della diocesi, è il primo passo di un progetto che prevede il tempo di un anno e mezzo per l’analisi del territorio e della situazione, poi occorrerà stilare un progetto e presentarlo agli organismi per avere delle sovvenzioni, ma la realtà è grossa e occorre lavorare con serietà e attenzione.
Quest’anno la parrocchia di Mokolo Mboua festeggia i suoi cinquanta anni. Come state vivendo questa festa?
    Abbiamo preso come “motto” quello del Vangelo annunciato alla parrocchia per la felicità dell’uomo, nell’ottica del “perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. Il vescovo è venuto in visita pastorale e ha provocato e pungolato molto la comunità. Ha lodato le tante attività presenti nella parrocchia, ma ha anche chiesto “quanti si impegnano in queste belle cose?” . Mancano i cristiani che vogliono cambiare la società, ha detto il vescovo, bisogna scegliere la via di chi vuol far crescere la società. Inoltre proprio le nostre comunità hanno bisogno di un’attenzione sempre solerte. Si sente forte il soffio di un lavoro diocesano d’insieme e questo sicuramente è positivo. A volte però l’impegno della comunità è affaticato. Un terzo dei battezzati non va a messa, tanti giovani chiedono il battesimo ma c’è chi dice che riceverlo è come avere un nuovo gri-gri, un nuovo talismano.
E cosa volete dire alla diocesi di Como?
    Ci auguriamo davvero che presto la diocesi possa aprire nuove missioni fidei donum in America Latina o in Asia. Abbiamo accolto con gioia ed è stata molto positiva l’esperienza dei giovani che la scorsa estate sono stati nelle nostre parrocchie, hanno peraltro avviato una serie di progetti utili e significati con impegno.
    In questi mesi di vacanza siamo disponibili ad andare nelle parrocchie o nelle zone che ci chiameranno per incontri o testimonianze. Siamo già stati contattati dalla parrocchia di Albate, da quella di Livigno, di Sondalo, dal Morbegnese e dalla Val Chiavenna, da Gemonio. Tante parrocchie hanno progetti di sensibilizzazione e sostegno a favore della Missione diocesana in Cameroun e questo è bello. Speriamo che questa sensibilità sia sempre più viva e diffusa.
Istantanee dalla Missione diocesana in Cameroun

 

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