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"Carissimo amico Maymay, ..."

Il 27 dicembre 2007 si sono aperti a Goma, capoluogo del Nord Kivu, i lavori preparatori della conferenza di pace che si terrà nella città congolese, al confine con il Rwanda, dal 6 al 14 gennaio 2008.
Un’occasione voluta dal presidente della R.D. del Congo, Joseph Kabila, per porre un freno alla guerra che è tornata ad infiammare la provincia orientale del paese, provocando negli ultimi sei mesi, secondo i dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, oltre 400 mila sfollati.
Un’emergenza umanitaria resa ancor più difficile dalla difficoltà, denunciata dalle organizzazioni umanitarie, di raggiungere molti dei villaggi colpiti a causa degli attacchi dei ribelli e della prosecuzione degli scontri.
La guerra in Nord Kivu, riesplosa questa estate, vede contrapposte le Fardc (l’esercito regolare della RDC) ai ribelli del generale dissidente filoruandese Laurent Nkunda che hanno rifiutato l’integrazione nell’esercito regolare e continuano a controllare ampie zone di territorio a nord di Goma.
Nkunda, su cui pende un mandato di cattura internazionale del Tribunale Penale Internazionale per di crimini contro l’umanità, e il suo movimento politico-militare, il “Congrès National pour la Défense du Peuple’ (Cndp), accusano il governo congolese di non difendere la popolazione Tutsi dagli attacchi dei ribelli Hutu, in particolare dalle milizie interahamwe, responsabili del genocidio in Rwanda che hanno trovato rifugio in Congo dopo la loro sconfitta e l’ascesa al potere di un governo Tutsi in Rwanda. Uno scenario estremamente complesso che deve essere analizzato allargando lo sguardo all’intera regione.
Nonostante l’accordo per la lotta congiunta ai gruppi ribelli, siglato il 9 novembre 2007 a Nairobi dai governi di R.D. del Congo e Rwanda, gli scontri continuano, con il coinvolgimento di altre formazioni di guerriglieri.
La prosecuzione delle ostilità e l’accentuarsi della crisi umanitaria hanno spinto la Conferenza Episcopale nazionale del Congo (Cenco) a diffondere un messaggio, intitolato “fermate questa guerra” e ad inviare una delegazione nell’est per valutare la gravità della situazione e per approntare un aiuto umanitario di emergenza.
“Il nostro popolo non ha sofferto abbastanza da imporgli ancora prove? – si legge nel documento - Se oggi la Cenco interviene ancora, da una parte è per denunciare con forza tutti i crimini innominabili commessi su cittadini pacifici e d’altra parte per richiamare a una rilettura della situazione con lo sguardo al dramma che vivono le popolazioni. È peraltro urgente identificare i veri protagonisti e le cause reali di questo ciclo di violenza nella regione interpellando i dirigenti politici, la comunità internazionale e le multinazionali in vista di una risposta adeguata e capace di riportare una pace duratura”.
La Conferenza, a cui parteciperanno circa cinquecento delegati, tra cui alcune personalità di spicco del governo Gizenga, rappresenta un momento di riflessione importante per tutta la società del Kivu. Un occasione in cui discutere delle difficili condizioni di vita della popolazione costretta a convivere non solo con la paura ma con difficili condizioni economiche, sanitarie e sociali. Una situazione che colpisce le fasce più deboli, in particolare anziani e bambini. Alcuni osservatori hanno denunciato negli ultimi mesi un preoccupante aumento del rapimento di minori da parte dei gruppi ribelli: nuovi bambini soldato per una vecchia guerra.

Quella che riportiamo qui è una lettera datata... ci è arrivata nel 2004 ed oggi, ad inizio 2008, in un momento in cui in Congo la situazione è ancora tesa, esce dal cassetto della memoria più urgente che mai, con la sua crudezza e con la sua bellezza.
Un messaggio che dovremmo non dimenticare...
A scriverla è padre Giuseppe Rizzi, missionario saveriano, originario di Pognana Lario e missionario in Congo.

 

Carissimo amico Maymay, ...

Carissimo amico Maymay,

ti ho visto ieri in mezzo alla strada, quasi nudo, con due pallottole alla gola che hanno stroncato la tua giovane vita.
Penso che non avevi ancora dieci anni. I tuoi compagni sono a scuola, a giocare a pallone, vivono...
Tu hai scelto un altro modo si spendere la tua vita, o forse, è più giusto dire che qualcuno ha scelto per te questo modo di vivere e ha messo nelle tue mani un “giocattolo” che distribuisce la morte.
Forse, anche tu, hai già ucciso prima di essere ucciso.
La tua morte è certo colpa di chi ti ha armato, di chi ti ha spinto ad entrare così giovane, nel gruppo Maymay. Vicino a te c’erano altri maymay morti, più grandi di te, ne ho contati 18.
Ero stato obbligato a venire nella zona dello scontro per portare quattro feriti gravi, militari dell’RCD (altro gruppo ribelle ndr), forse feriti anche da te o dai tuoi compagni, vittime anche loro di questa assurda e brutta guerra.
Tu e i tuoi compagni di battaglia siete Congomani come lo sono quelli che hanno ucciso te e gli altri. Congomani, purtroppo sono anche quelli che i tuoi compagni hanno uccisi o feriti, Ne ho portati quattro molto gravi all’aeroporto sperando che un aereo venisse a prenderli, ma non è stato possibile e così uno è morto durante la notte, aveva 18 anni.
Quando ti ho visto in mezzo alla strada nel tuo sangue, morto e denudato dai tuoi “nemici”, con la tua “chupa” (bottiglietta) al collo, ho pensato a quelli che ti hanno imbrogliato. I tuoi fratelli maggiori che ti hanno fatto credere come quella piccola bottiglietta potesse renderti invulnerabile. Lei invece, purtroppo, non ha fermato le pallottole che si sono prese la tua vita.
Nonostante la protesta dei tuoi nemici, mi sono fermato, ho detto una preghiera per te e per i tuoi amici morti e ho tracciato sul tuo corpo il segno della nostra salvezza: la croce.
Carissimo amico sconosciuto, siamo a quattro giorni dal Natale, giorno di gioia e di pace, portate da quel bambino nato due mila anni fa a Betlemme.
E’ triste, molti dei tuoi compagni vivranno il giorno di Natale in foresta con quasi niente da mangiare e costringeranno altri militari a vivere il Natale in stato di guerra, pronti ad uccidere altri fratelli.
Carissimo ho voluto fare questa riflessione con te, ma destinata a quelli che hanno il “potere” di far continuare questo odio tra fratelli.
La pace e la fratellanza è un ostacolo per loro, per i loro piani che prevedono saccheggi e l’impoverimento del tuo paese, il “Congo”.
Ora il tuo Natale sarà diverso dal mio. Sono sicuro che Gesù, nostro fratello, ti ha accolto nella sua amicizia e misericordia.
Ti lascio allora nelle sue mani misericordiose e non dimenticare i tuoi fratelli, senza nessuna eccezione.

Ciao carissimo piccolo maymay

padre Giuseppe Rizzi

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