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Convegno Missionario Diocesano 2009

"Educarci alla missione, la missione ci educa" Talamona
15 novembre 2009

 

Anche quest'anno torna l'ormai tradizionale appuntamento di assemblea della Commissione Missionaria Diocesana. Una due-giorni per rispondere al desiderio di conoscere e dialogare sulla missionarietà a giovani e ad adulti.
Ospiti quest'anno della parrocchia di Talamona, si è scelto come tema un argomento caro al Vescovo e alla diocesi: EDUCARE!
Educati alla missione dunque ed Educati dalla missione.

Guarda la Locandina!

SERATA GIOVANI - 14 novembre 2009


14 novembre, ore 18.30: un gruppo di ragazzi si ritrova a Talamona per passare un sabato sera diverso dal solito. Ormai da qualche anno è diventata un’abitudine dedicare la serata che precede l’Assemblea Missionaria Diocesana ai giovani, organizzando un momento in cui stare insieme per riflettere e divertirsi con un orizzonte missionario. Come spesso accade, più eventi sovrapposti non hanno aiutato la partecipazione, ma come si dice: pochi ma buoni! Nonostante i  numeri, erano persino rappresentate quasi tutte le zone della nostra Diocesi. Poi è arrivato un gruppo di 21 scout a darci man forte: la prossima estate vivranno un’esperienza in Kenya ed hanno deciso di aggiungere questa serata al loro cammino di preparazione.
Per iniziare a creare un clima di amicizia e favorire la conoscenza di persone che forse era la prima volta che si vedevano, la serata si è aperta con un aperitivo equo e solidale seguito dalla cena al sacco.
Poi siamo entrati nel vivo dell’incontro con la testimonianza dell’ Associazione Variopinto che da anni è presente in Rwanda. Non è stata una testimonianza tra le tante, ma un vero stimolo per pensare al nostro approccio missionario. Attraverso le parole di Paolo non solo abbiamo conosciuto l’operato di questa associazione, ma soprattutto abbiamo riflettuto sulla partenza per terre lontane e l’incontro con le persone che lì vivono. Spesso ci creiamo un immaginario che non corrisponde al vero su quei luoghi e partiamo con l’idea di essere i salvatori del mondo che vanno ad aiutare dei poveretti. Ci dimentichiamo però che quelle persone sono appunto persone, come noi. Che come noi hanno dei desideri e dei sogni, che come i ragazzi italiani anche i ragazzi rwandesi (così come di altri popoli) vorrebbero avere una famiglia che li ami, vorrebbero andare a scuola per costruirsi un futuro, vorrebbero trovare un lavoro, etc. Ci dimentichiamo che quella terra ha una storia, una storia diversa dalla nostra e quindi noi non possiamo arrivare con i nostri modelli pensando che siano i migliori. Ci dimentichiamo spesso anche di un’altra cosa: che Dio ha già incontrato quelle persone e che il Suo Spirito sta già lavorando in loro, noi possiamo lavorare per Lui, ma non sostituirci a Lui portando ancora una volta il nostro vivere occidentale della fede.
Per continuare in un clima missionario di apertura e conoscenza, abbiamo ballato a ritmi africani grazie all’animazioni di tre ragazzi dal Camerun e dal Congo che con i loro tamburi e le loro canzoni hanno riscaldato l’ambiente e ci hanno fatto conoscere un pezzettino della loro Africa.
La serata si è conclusa in fretta, ma alcuni di noi sono rimasti a  dormire nell’oratorio di Talamona per partecipare all’Assemblea del giorno dopo.
A tutti gli altri giovani che si son persi un gran sabato sera rivolgiamo già l’invito per il prossimo anno.

ASSEMBLEA MISSIONARIA - Domenica 15 novembre 2009 Foto di ...  


“Siamo tutti missionari dal giorno del nostro battesimo e non lo diventiamo dal momento in cui partiamo per  terre lontane”. E’ con questa provocazione che Emma Gremmo, laica del Centro Fraternità Missionaria di Piombino, ha aperto il suo intervento all’assemblea missionaria diocesana che si è svolta domenica 15 novembre a Talamona in Valtellina, una valle che ha dato tanto in termini di missionari sparsi nel mondo. Una giornata, anticipata sabato dalla serata dedicata ai giovani, in cui tornare a parlare di missione ad gentes fuggendo da semplificazioni e luoghi comuni, diffusi spesso all’interno della nostre stesse comunità parrocchiali. Il tema scelto quest’anno dal Centro Missionario diocesano “Educarci alla missione..la missione ci educa” ha offerto l’opportunità di riflettere da una prospettiva diversa sull’ educare, tematica scelta dalla diocesi come cuore del piano pastorale dell’ultimo biennio e che guiderà il cammino pastorale della Chiesa italiana per i prossimi dieci anni.  “Non esiste una formazione cristiana distinta da una formazione alla missione – ha spiegato la relatrice – semplicemente perché l’educazione alla missione cresce e progredisce man mano che cresciamo nell’essere cristiani autentici”. Una sensibilità che deve riguardare tutte le nostre comunità perché  è necessario “purificare il proprio modo di pensare alla missione” rendendosi conto di come, oggi più che mai, anche l’Italia sia terra di missione. “Il mondo dei giovani, l’immigrazione, la diffusa mentalità di chiusura da parte di alcuni partiti politici e la stessa famiglia sono oggi luoghi in cui noi cristiani siamo chiamati ad essere missionari”, ha continuato Emma Grummo per cui il primo passo da fare è quello di domandarsi: “in quale Dio crediamo?”. “Sempre più spesso – ha spiegato – siamo portati a credere in una nostra idea di Dio e ci dimentichiamo di Gesù che ci ama in modo pazzo, perché sempre pronto ad accoglierci con le braccia spalancate, amandoci incondizionatamente per primo”. Solo conoscendo Gesù si può arrivare a comprendere come la Chiesa sia una famiglia in cui “comunione” e “missione” devono sempre camminare insieme. Da questa prospettiva emerge un nuovo modo di farsi educare dalla missione che ci spinge rivedere i parametri della nostra vita. “Dall’esperienze in missione – spiega – possiamo trovare il coraggio di vivere la nostra vita così com’è, con serenità, imparare a ridimensionare i problemi della nostra vita quotidiana e a relativizzare i nostri bisogni”. Ma anche qui la relatrice non ha smesso di provocare. “Andare in missione – continua – non significa partire per un mese. Vivere esperienze di questo tipo non è certamente deleterio ma parliamo di viaggi e non di missione perché, per questo, ci vogliono anni”. Un cammino complesso che porta ad uscire dalla nostra mentalità per incontrarne un’altra, fino a creare qualcosa di diverso che nasca dalla condivisione di due mondi e due esperienze. “Dobbiamo smetterla – ha spiegato  - di pensare che il missionario parta con qualcosa da insegnare. Il missionario parte, invece, per vivere con una comunità e comminare con loro dando e ricevendo in uno scambio reciproco. Un percorso che non può però riguardare solo la partenza ma deve necessariamente avere ricadute anche sul ritorno nelle comunità d’origine. Spesso, infatti, le diocesi non sanno fare tesoro dell’esperienza dei propri missionari”. La giornata, dopo il pranzo e la condivisione in gruppi, si è conclusa con la messa presieduta da  mons. Italo Mazzoni, che in rappresentanza del Vescovo ha partecipato al convegno annunciando la prossima partenza per la missione diocesana in Camerun di don Alessandro Alberti, parroco di Lomazzo. Nella chiesa di Talamona hanno risuonato le musiche e i ritmi di un coro africano. Un ultimo momento di festa e ringraziamento per chiudere una giornata intensa di comunione e missione. 
 

 

RELAZIONE EMMA GREMMO Foto di ...  


 

EDUCARCI ALLA MISSIONE – LA MISSIONE CI EDUCA

Il titolo è molto stimolante e ci sarebbe un mare di cose da dire… Mi limito a delle pennellate, a qualche stimolo, quelli che mi vengono dalla mia esperienza di cristiana missionaria. 
                                                              

EDUCARCI ALLA MISSIONE

 L’educazione alla missione è permanente ed è dinamica, cioè cresce e progredisce, mano a mano che noi ci educhiamo a essere cristiani completi, adulti nella fede, perché missionari non lo diventiamo quando atterriamo in una terra diversa, fuori dai confini della nostra patria e cultura, ma missionari lo siamo fin dal giorno del nostro battesimo. Così mentre ci educhiamo, giorno dopo giorno, a essere cristiani, cioè a crescere e a maturare alla sequela di Gesù, così CONTEMPORANEAMENTE (le due cose proprio combaciano!) ci educhiamo a essere missionari, a crescere e a maturare nella missionarietà. L’educazione permanente alla vita cristiana, che “è” missionaria, pone continuamente tre domande alle quali ci invita a dare risposte. Risposte non statiche, non definite una volta per tutte, ma risposte sempre riformulate, sempre ricercate, sempre ri-maturate. Le tre domande sono:
* In quale Dio crediamo? Quello rivelato da Gesù, o in un Dio a modo nostro?
* Quale Chiesa siamo chiamati a essere? Servizio e testimonianza di chi e di che cosa?
* Quale cristiano ne emerge? A cosa è chiamato un cristiano?
Sembrano domande ovvie, ma non sono né ovvie, ne scontate.

IN QUALE DIO CREDIAMO?
Quale Dio è venuto a rivelarci Gesù? Lui “volto visibile del Dio invisibile”, ci ha narrato Dio, ce ne ha fatto l’esegesi. Non c’è un Dio che possiamo farci noi, Dio è Gesù. Tutto quello che ha vissuto, fatto, detto Gesù, è Dio che lo vive, è Dio che si comporta così. Dio-Gesù si definiva il Regno di Dio finalmente giunto a noi. Tutte le sue parole e la sua vita erano annuncio e testimonianza di questo Regno e proprio il Regno di Dio è l’orizzonte ampio, la chiave di lettura per comprendere chi è il Dio nel quale crediamo, per leggere tutta la Missione. Il Regno di Dio è l’orizzonte molto più importante e vasto della Chiesa stessa. Anzi, la Chiesa, la comunità cristiana, è a servizio del Regno di Dio, servizio perché questo Regno sia conosciuto, accolto, testimoniato. Ma cos’è questo Regno di Dio? E’ il modo con cui Dio regna su noi umanità, è il Suo comportamento verso noi umanità. E il comportamento di Dio verso noi è: Amore, Accoglienza, Misericordia, unilaterali, gratuiti, per sempre e senza pentimenti. Non solo ci ama, ci accoglie, ci usa misericordia, ma è il “come” lo fa che è importante: Dio ci ama, ci accoglie, ci usa misericordia  in modo unilaterale, gratuito, per sempre e senza pentimenti. E ci ama così “mentre siamo peccatori”, mentre gli siamo nemici. Dio, il Dio di Gesù, Dio-Gesù, non chiede a noi  di salire a Lui con i nostri sforzi, né ci chiede di purificarci per essere degni di Lui, ma è Lui che scende a noi, colmando Lui “gratis” la distanza che ci separa. Dio ci ama perché ci considera figli, prima e a prescindere da ogni nostro comportamento morale. Il Dio di Gesù, Dio-Gesù, non fa mai l’offeso con noi, non ci minaccia mai castighi, non ce la fa mai pagare, non ci butta mai via.  Siamo figli e la gioia più grande di Dio è quella di ricuperarci all’Amore quando siamo figli disobbedienti e malvagi.. La sua gioia più grande è di donarci sempre… ma proprio sempre… la possibilità di rinascita e l’opportunità di ricominciare sempre una vita nuova. Questo è il Regno di Dio, il Suo modo di regnare su noi umanità, su tutta l’umanità, su tutti, non solo sui cristiani, ma su tutti. Regno di Dio che non è monarchia, ma che è Famiglia, Comunione, Amicizia, Amore. Nel Regno, Dio non è un monarca, ma è il papà buono, l’Abba, il papà di Gesù e nostro, quello che ama “COSI’” come si è detto finora… e balbetteremo sempre  per descrivere questo Suo Amore impazzito per noi, pazzesco. Nel Regno di Dio non esistono sudditi, ma tutti figli del buon papà Dio e quindi tutti fratelli e sorelle tra noi  Nel Regno di Dio non ci sono leggi a cui obbedire, ma esiste solo la legge della “somiglianza”: “siate somiglianti (non “perfetti” come sempre traduciamo)al Padre vostro…”; somiglianza al Padre amando “come” Lui ama, come ha fatto Gesù. Nell’ottica del Regno saltano tutte le nostre categorie di merito, di espiazione, di premio e di castigo. Ma cosa vuoi meritare, ma cosa vuoi espiare….tu sei, noi siamo, tutti siamo già stati raggiunti gratis dall’Amore. Dio ha già fatto irruzione con Amore, Misericordia, Accoglienza nella nostra vita, prima che noi facessimo qualcosa di bene per Lui. Allora a noi cosa resta da fare? Rispondere con Amore all’Amore, vivendo appunto in somiglianza col Padre, dietro a Gesù. Questo vuole Dio da noi: che coscienti di questo Suo amore pazzo, pazzesco, noi rispondiamo non riamando Lui, ma amando tutti, considerati ormai fratelli e sorelle, accogliendo, usando misericordia, solidarizzando, sanando… con la stessa modalità di gratuità assoluta che Dio vive verso noi umanità. Questo Amore di Dio, rivelato da Gesù e rivissuto da noi cristiani, rende il mondo nuovo e lo salva con molta concretezza. Questo è l’Annuncio da dare a tutti; questa è la Solidarietà liberante da vivere verso tutti; questa è la missione da svolgere nei confronti di tutti.  

QUALE CHIESA SIAMO CHIAMATI A ESSERE?

Annunciatrice e testimone del Regno, del comportamento di Dio verso noi umanità. Dal giorno del nostro battesimo dovremmo sapere a memoria il brano di Mc. 3,13-15 nel quale è descritto il sogno di Gesù sulla Chiesa, è descritto quale tipo di Chiesa Gesù avesse in mente. Quel giorno Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e discepole e:
*Ne costituì dodici:  non li costituì vescovi o preti, ma li costituì popolo nuovo. Come dodici era  l’antico popolo di Israele, così dodici è il popolo nuovo chiamato da Gesù e in questo popolo nuovo ci siamo tutti noi cristiani di tutti i tempi e luoghi… quindi anche tutti noi qui presenti oggi.

* Li chiamò perché STESSERO CON LUI = CHIAMATI ALLA COMUNIONE
Chiamati  a stare con Gesù, tra loro discepoli, con tutti, in una comunione che si allarga come in tre cerchi non chiusi uno all’altro, ma aperti e che si compenetrano l’uno con l’altro.

* e per INVIARLI= CHIAMATI ALLA MISSIONE
Dice il Vangelo: inviati a predicare e a scacciare i demoni, che tradotto in italiano moderno vuol dire: inviati ad ANNUNCIARE Dio-Amore, Dio-Gesù, e a vivere una SOLIDARIETA’ LIBERANTE, solidarietà che risana, ridona vita, rimette in piedi nella posizione dignitosa di figli di Dio. Annuncio e Solidarietà liberante sono le due “gambe” che fanno correre, avanzare, la missione nel mondo.

La chiamata permanente alla COMUNIONE (con Gesù, con i fratelli e sorelle cristiani, con tutti) e alla MISSIONE (per annunciare a tutti Dio-Amore, Dio-Gesù, e vivere verso tutti una solidarietà liberante) è il fondamento della vita di ogni cristiano ed è la modalità di vita cristiana, di Chiesa,  che accoglie il Regno, lo annuncia e lo testimonia. Gesù ha vissuto costantemente Comunione e Missione e chiede la stessa cosa a noi discepoli. Ma perché Gesù vive questo e chiede anche a noi di viverlo? Perché la Famiglia da cui Gesù proviene, la Trinità, vive Comunione e Missione. Abituati a ragionare in termini difficili sulla Trinità, non la nominiamo più con il suo vero nome: DIO FAMIGLIA. Il nostro Dio è DIO FAMIGLIA che vive al proprio interno una fortissima comunione di amore, di accoglienza, di dono, di scambio reciproco, vive una fortissima unità. E sovente noi ci fermiamo qui affermando: Trinità, mistero di Comunione… e mettiamo il punto. Ma la Trinità non è solo questo Il nostro DIO FAMIGLIA è mistero di Comunione e di Missione. Infatti è una Comunione, un Amore che non rinchiude e non barrica il nostro Dio Famiglia in un nido fortificato e protetto, ma è una Comunione, un Amore che si apre alla Missione tra noi umanità rischiando. Ben due su tre della Trinità sono inviati in Missione tra noi umanità rischiando grosso… pensiamo alla fine tragica di Gesù e allo Spirito Santo a tutt’oggi sovente respinto. Se dunque:
* La Trinità, Dio Famiglia, vive e testimonia COMUNIONE e MISSIONE
* Gesù vive e testimonia COMUNIONE e MISSIONE
* Cos’altro dunque poteva chiedere Gesù a noi suoi discepoli se non vivere e testimoniare anche noi                                  COMUNIONE e MISSIONE?

Da tutto questo emergono due conseguenze importanti.
a) Spariscono i binomi purtroppo ancora in uso oggi e ancora troppo sottolineati: CLERO-LAICI e SACRO-PROFANO. Al posto del primo esiste invece il binomio MONDO-COMUNITA’ CRISTIANA MINISTERIALE. Esiste un mondo fortemente amato da Dio (non un mondo cattivo… idolatra… pagano… lontano, anche se tutto sembra invece far credere che è vero…), mondo in mezzo al quale tutti insieme, con servizi diversi, ma alla pari come dignità, con una diffusa ministerialità riconosciuta, siamo chiamati a testimoniare insieme Comunione e Missione, sostenendoci e completandoci a vicenda. Per l’altro binomio ci chiediamo: cosa è sacro? Sacra è tutta la vita orientata al Vangelo; sacro è il matrimonio tale e quale l’ordinazione sacerdotale, quando sono vissuti come mistero di Comunione e di Vita; sacra è la professione vissuta con criteri evangelici; sacro è il servizio perché la  vita cresca e sia difesa nel mondo; sacra è la politica se orientata e vissuta per il bene comune e perché il mondo diventi un mondo di fratelli e di sorelle, dato che siamo già tutti figli amati del buon papà Dio. Che cosa è profano? Profano è invece tutto ciò che rema contro questa sacralità  che è la vita vissuta nell’Amore, nel Dono di sé, nell’Accoglienza, nella Misericordia… Con sorpresa potremmo allora accorgerci che profano potrebbe essere  anche ciò che prima chiamavamo sacro: per es. i riti (battesimi, cresime, liturgie, benedizioni, la stessa Eucaristia…) vissuti come cerimonie esteriori e vuote, mentre la nostra vita non percorre… o almeno tenta di percorrere… la strada di Gesù, ma anzi..!

b) Ognuno di noi, discepolo di Gesù, è chiamato allora a declinare tutto questo concretamente a partire dalla sua vita, nel concreto della sua quotidianità. Saremo allora non un prete, un religioso o un laico, ma saremo:
            una discepola di Gesù mamma, o papà, che vive COMUNIONE e MISSIONE
            un discepolo di Gesù operaio, che vive………..               “                      “
            un discepolo di Gesù prete, che vive…………..               “                      “
            un discepolo di Gesù studente, che vive……….               “                      “
            un discepolo di Gesù suora, che vive………….               “                      “
            un discepolo di Gesù ragazzino, giovane, che vive             “                      “
            un discepolo di Gesù medico, che vive………...               “                      “
            un discepolo di Gesù politico, che vive………...               “                      “
Tutte queste persone: mamma e papà, giovane, operaio, prete, suora, medico, politico, ecc… ecc…, quando vivono questo loro stato di vita da discepoli di Gesù, sono portatori di una diversa ministerialità, di servizi diversi quindi, ma tutti necessari e complementari per rendere testimonianza nel mondo di Comunione e di Missione, perché tutti possano incontrare il Regno di Dio, l’Amore pazzesco con cui Dio ci ama, rivelatoci da Gesù.
Abbiamo bisogno di tornarci su sovente su questi punti fondanti e costitutivi della vita cristiana, abbiamo bisogno di riflettere e di educarci insieme a questo tipo di Chiesa.

QUALE CRISTIANO NE EMERGE? A CHE COSA E’ CHIAMATO A VIVERE UN CRISTIANO?

Coltivare continuamente due consapevolezze:
* La consapevolezza dell’Amore di Dio per l’umanità, insieme alla consapevolezza di essere chiamato a Comunione e a Missione. E’ una consapevolezza da coltivare e far crescere, non basta averla ascoltata o accolta una volta…

* La consapevolezza che missionari NON lo si diventa il giorno che partiamo per altre terre, ma missionari  LO SIAMO fin dal giorno del nostro battesimo. Dirci questo ogni mattino appena svegli: sono anche oggi missionario/a, chiamato a vivere nella mia quotidianità Comunione e Missione per accogliere, annunciare e testimoniare il Regno di Dio.

Far crescere in se stesso lo stesso “cuore appassionato” di Dio
Come? Attraverso l’ascolto vitale della Parola di Dio, da solo e in comunità con altri cristiani. Ascolto dove Parola e Vita si illuminano a vicenda.

Eliminare la parola “religione” e sostituirla decisamente con “sequela” = essere discepoli di Gesù
La fede cristiana non è una religione (religione è quello che l’uomo fa per Dio, come scalata per arrivare a Lui, anche attraverso riti, comportamenti morali, leggi…) ma è una sequela, un discepolato. E’ l’andare dietro a Gesù, perché consapevoli del Suo Amore ci mettiamo a seguirlo, attraversando tutte le nostre giornate e la vita al modo di Gesù, amando come Lui, comportandoci come Lui verso tutti, considerati ormai come fratelli e sorelle.

Vivere, come conseguenza di tutto questo, la Missione per irradiazione e per invio
Là dove vive “questo” cristiano, irradia attorno a sé la testimonianza di Gesù. Là dove vivo non ci sono per caso, ma sono lì per vivere da cristiano, chiamato a Comunione e Missione per annunciare e testimoniare il Regno, senza recriminazioni o nostalgie (… se fossi in un’altra situazione, se non avessi questi ostacoli, se…) Questo irradiare la testimonianza di Gesù riguarda il modo di vivere la professione, l’impegno sociale, civico e politico; riguarda il vivere con onestà, con giustizia, con competenza, con gioia, coraggio e speranza. Proprio perché già nella sua quotidianità vive così da discepolo, qualcuno allora potrà anche essere chiamato e inviato dalla sua Chiesa a vivere la stessa missione  anche ad Gentes, fuori dai confini della propria patria e cultura.

Così ci si educa permanentemente alla Missione, che è in definitiva: vita cristiana profonda e completa, come l’ha voluta Gesù.

 

LA MISSIONE CI EDUCA

Qui potremmo parlare in tanti, tutti quelli che siete partiti missionari ad Gentes per un periodo lungo (non per un mese… questi sono viaggi!) Tutti abbiamo vissuto e acquisito valori e competenze nuove che sono diventati importanti, ai quali non vorremmo rinunciare più e che capiamo potrebbero essere un aiuto e una speranza per la nostra società e la nostra Chiesa. Io ne evidenzio qualcuno, qualche elemento della Missione ad Gentes dai quali lasciarsi educare, anche qui quelli che mi vengono dalla mia esperienza cristiana-missionaria. A tutti voi poi di integrare.

QUALE MISSIONE?

Il primo passo educativo la Missione lo compie proponendoci una quarta domanda: quale Missione? E’ una sfida che ci viene lanciata: come pensi oggi la Missione ad Gentes, fuori dai confini della tua patria e cultura? E anche questa domanda non è né ovvia, né scontata. Alcune provocazioni per aiutarci a capire.

* Siamo ancora all’immagine dei missionari che partono per “fare tanto bene”, per portare aiuto a chi è povero, nella fame, capace di fare niente, solo bisognoso delle nostre capacità e competenze? I luoghi della Missione ad Gentes sono ancora in qualche modo, nel nostro immaginario, “terre di conquista”? Detto così brutalmente tutti giuriamo che non è così, per carità! Giuriamo che non pensiamo più così la Missione, mentre invece è vero  che ci sono  ancora a tutt’oggi molte cose da purificare nel nostro modo di pensare la Missione e anche nel nostro modo di comportarci in missione.

* Una delle definizioni della Missione oggi è: Cooperazione tra i popoli e le Chiese. Cosa ci suggerisce? A quale cambiamento di mentalità ci invita? Ci aggiorniamo e ci formiamo, nei CMD e nei gruppi missionari, con pazienza, competenza, tempi lunghi, su queste definizioni, per comprenderne tutta la portata e le conseguenze pratiche che ne scaturiscono?

* Mentre ci interessiamo alla Missione ad Gentes all’estero, ci accorgiamo dei “territori di Missione ad Gentes” che ci sono qui da noi in Italia?: Per es.: mondo giovanile; immigrazione; mentalità leghista…tanto per non provocare…che è una cultura “altra”  dall’essere tutti figli del Padre e fratelli e sorelle tra noi; lo stesso mondo delle nostre comunità cristiane, bisognoso di evangelizzazione e di apertura, dove sovente è invece di casa uno stile di “cultura e di religione”, più che una spinta e un nutrimento alla sequela, a essere cioè discepoli di Gesù, in ogni momento della nostra esistenza quotidiana. Per entrare in questi mondi missionari di casa nostra, abbiamo bisogno di lasciarsi educare dai metodi che la Missione ad Gentes richiede ai missionari.

I METODI DELLA MISSIONE AD GENTES

Il secondo passo educativo la Missione lo compie presentandoci i metodi essenziali che la Missione ad Gentes richiede, per invitarci a rielaborarli e a viverli qui da noi. Li sintetizziamo in quattro.

Uscire-Entrare-Rinascere
Appena sbarcati in Missione è richiesto di vivere questi tre verbi.
Uscire dal mondo in cui sono vissuto finora. Uscire che non è rinnegare o dimenticare il mio mondo, ma è accantonarlo temporaneamente. Gesù, il missionario del Padre, non si rinchiuse gelosamente in quello che era stato fino allora, ma si spogliò e si fece in tutto simile a noi…Entrare, in punta di piedi e a cuore aperto, in un mondo “altro”, sovente profondamente diverso dal mio. Entrare per conoscere, lasciando che sia l’altro a definirsi, a dirmi chi è e come funziona il suo mondo. Lasciando che sia l’altro a prendermi per mano e a generarmi poco alla volta al suo mondo. E’ una bella, lunga e faticosa accoglienza reciproca. Rinascere facendo nuova sintesi tra i miei valori e quelli dell’altro. Valori e modalità di vita che ci siamo scambiati vivendo accanto, come doni reciproci e alla pari, accettando coscientemente che il parto verso una novità costruita insieme potesse essere lungo e laborioso. Uscire-entrare-rinascere, non è solo per la Missio ad Gentes, ma anche per essere cristiani missionari qui, per entrare da discepoli di Gesù nei mondi missionari di casa nostra.

Esiste già una storia, esiste già il cammino di Dio con loro
Ovunque arriviamo, la gente ha già la sua storia che per noi è da scoprire e da conoscere, ma soprattutto Dio è già presente, già cammina con loro, già ha fatto storia con loro. Occorre scoprire queste “tracce” di Dio, questa Sua vita che fiorisce, questa Sua presenza che è già arrivata molto prima di noi.

Parola di Dio e Vita per fare discernimento
Ovunque si è, per vivere tutti i punti precedenti, è necessario mettere sempre al centro la Parola di Dio e la Vita, acquisendo la capacità di coniugarle sempre insieme, di farle diventare luce e spiegazione l’una con l’altra, l’una per l’altra. Questo ci rende discepoli di Gesù, adulti e maturi nella fede, capaci di discernimento nelle varie situazioni della giornata e della vita e  nei vari eventi e situazioni. Cristiani capaci di discernere secondo la logica evangelica, con autonomia di giudizio  e senza infantili dipendenze, in comunione con tutti nella Chiesa, perché.. si spera.. tutti impegnati  a maturare e a discernere alla luce di Parola e Vita fatte camminare insieme.

Annuncio e Solidarietà liberante sempre integrati
Vivere verso tutti Annuncio e Solidarietà liberante (con altri termini: Promozione Umana) sempre integrati,  perché la persona umana ha bisogno delle due cose insieme per il suo vero sviluppo globale e la sua realizzazione profonda. Non importa se in certi luoghi e ambienti si può vivere più l’uno che l’altro, o se si può vivere solo l’una senza l’altro. L’importante è che le due dimensioni siano chiare nella testa e nel cuore del cristiano-missionario, poi le vivrà facendo lui le sue scelte concrete secondo l’ambiente, il luogo, le circostanze  in cui vive ed è immerso.

METODI PASTORALI DIVERSI

In Missione abbiamo sovente fatto esperienza di metodi pastorali diversi: pastorale d’insieme; piccole comunità di base in una pastorale di “Comunione di Comunità”; ministerialità diffusa, con una buona pastorale portata avanti con pochi preti e molto sovente senza diaconi permanenti; gente capace di vivere il Vangelo con radicalità, senza troppi studi, ma solo perché avevano imparato ad ascoltare Parola e Vita e a coniugarle insieme, anche senza la permanente presenza di un prete…. Noi che siamo stati testimoni di tutto questo, che sovente anzi siamo stati convertiti da un altro stile di Chiesa e di pastorale, ora siamo chiamati a ridonare questa ricchezza ricevuta alla nostra Chiesa di origine che un giorno ci ha inviati, contribuendo così alla sua educazione permanente alla vita cristiana-missionaria.

TANTI VALORI E MODI DIVERSI DI AFFRONTARE LA VITA
Abbiamo visto e ci siamo lasciati toccare dal coraggio di vivere la vita così com’è, senza sempre calcolare tutto, senza le paure che qui ci attanagliano e chiedono sicurezza su tutto, quando invece sappiamo bene che la vita non funziona proprio così “al sicuro”. L’aver visto molte volte la povertà vera e la miseria, l’aver vissuto tra i poveri e con i poveri, ci dona oggi la grazia di saper relativizzare i bisogni e le esigenze. La grazia di saper ridimensionare i problemi che la società ci impone di vedere come tragedie e sapere invece focalizzare i problemi veri che emarginano dal minimo di vita una grande parte di umanità. La grazia di saper fidarsi e affidarsi al Signore. La grazia di riuscire oggi a pensare globalmente, di aprirsi all’universale, anche se la mia vita è vissuta in un piccolo buco del pianeta, o rinchiusa tra quattro mura. La grazia di non cedere ai luoghi comuni, propagandati per farci vedere la realtà in un certo modo e per manovrarci (come ad es. i luoghi comuni sulla immigrazione). La grazia di avere più speranza e fiducia, capacità di condivisione del poco e di accoglienza, così come le abbiamo viste vivere dai poveri e la grazia di poter vedere come tutte queste cose  sono vissute sovente fuori dai recinti ecclesiali. Su quante altre cose la missione ci ha educato, quanto dobbiamo continuare a lasciarci educare e quanto  anche abbiamo da donare in termini educativi alla Società e alla Chiesa.

Educhiamoci allora alla Missione e lasciamoci educare da essa, ogni giorno, a piccole dosi magari, e ci troveremo a vivere sempre di più da discepoli di Gesù, da cristiani-missionari.


 

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