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BRASILE - Agosto 2001

A quanti ci hanno chiesto di raccontare qualcosa dei 24 giorni vissuti in Brasile, non abbiamo saputo parlare d’altro che dei molti regali ricevuti. Alcuni colti nella loro immediatezza, altri scoperti sotto la scorza della sofferenza. Perché ci sono regali e regali. Un conto è il sorriso di un bambino che ti prende per mano, un conto sono le lacrime di una madre che non ha latte per il suo bimbo di soli sei giorni. Una cosa è la bellezza di un’alba sull’oceano e altro è la bellezza di un tramonto che avvolge la favela di Fortaleza. Tutto ci è venuto incontro nello scorrere di giorni ricolmi di emozioni, sentimenti, passioni, contrasti, innamoramenti e scandali. E tutto questo resta nel cuore: i colori, gli odori, gli sguardi, i sorrisi.

Una cosa però portiamo a casa con grande consapevolezza: la dimensione dell’incontro. Perché il nostro essere uomo si gioca tutto lì, nell’incontro con lo sguardo di un altro. Ci sembra che la cura per l’incontro possa passare attraverso alcune dimensioni fondamentali. Il tempo: in Brasile non ci sono orari, non sei mai in ritardo. La “giustezza” di un momento non si misura con le lancette di un orologio ma nello sguardo, nel sorriso, nella prossimità di una persona che ti sta di fronte. La grazia: ci siamo accorti che ogni persona, ogni incontro, sono totalmente gratuiti, sono lì per te, sul tuo cammino, senza che tu te li sia meritati. La corporeità: abbiamo riscoperto tutta la purezza e la forza del contatto fisico, dell’abbraccio, del sorriso, della tenerezza. Incontrare una persona è incontrarla a partire dal suo corpo e non nonostante il suo corpo. Il condividere: è la cosa più bella che abbiamo potuto fare in Brasile, senza pretese, smanie, logiche di efficienza. Solo essere lì, con loro, accanto a loro, come loro.

Tornati in Italia ci siamo interrogati sul perché dell’immediata famigliarità sperimentata dall’altra parte dell’oceano, soprattutto con i più poveri. Molti incontri ci si sono presentati dinanzi carichi di novità e di sorpresa, ma anche – forse soprattutto – di immediatezza e di fraternità. Era come se quei volti fossero conosciuti da sempre. Ma perché? Qualcuno ha tentato una timida risposta: quei volti sono stati per noi le mille espressioni del volto di Cristo che vive nei poveri, vero tesoro della Chiesa.

Sara e Roberto

I partecipanti all'esperienza

Padre Piercarlo, don Andrea, Ivan, Roberto, Giampaolo, Annalise, Cecilia, Daniela, Elisa, Federica, Osaka, Sara

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